Capitolo 16, Parte C

La costa è chiara

 

Estrelica e Vic iniziarono a festeggiare con la fame da fumo ed Estrelica disse "Voglio tagliarti i capelli" e gli si mise sopra, tagliandogli più di una manciata di capelli, ma li ripulì abbastanza bene per un impiegato alla dogana dell’aeroporto, pensò di fargli un ciuffo all’indietro, ma gli lasciò i capelli come erano. Lui si tastò la testa e gli piacque quello che sentiva mentre lei gli diceva "Ora voglio truccarti."

"Oh, Dio. Non finisce mai la tortura?"

"Sta zitto, ti fa bene. Ti fa più donna."

"Ah, sì? Davvero?"

Lui disse che aveva appena finito di fare un nastro di musica paraguaiana per una cameriera polacca che stava partendo per il Messico attraversando gli Stati Uniti con il suo ragazzo peruviano. Estrelica iniziò a raccontargli del viaggio in barca a vela che aveva fatto una volta con sua madre, la seconda moglie di suo padre e la sua fidanzata mentre Vic teneva le labbra a forma di bacio finché lei lo notò. Lo notò, proprio giusto nel momento in cui sua madre le diceva "Sì, è proprio lì che odia essere solleticato." Gli sparò la lingua in bocca e lui le spinse dentro la mentina. Lei la sputò, gli tolse la camicia tremando dal riso all’eccitazione e poi di ritorno. La bellezza tanto facile deve essere creata dalla noia. Lui le chiese dei falchi e lei gli disse che devono essere allevati fino a quando sono pronti a volare e non un giorno prima, ma se troppi giorni passano, li puoi a quel punto tenere come piccioni da casa. "Vedi," lei disse, "ti porteranno tutto quello che vuoi dalle acque turbinanti. Non ne hai mai visto uno tuffarsi? Diavolo, un’aquila sa volare in alto ma solo un falco può tuffarsi."

Sì, questo fautore di vedove, questo serpeggiatore di coste, questo re pescatore di donne, questo Vecchio Saggio della propria Bibbia vi credeva davvero. E lei era semplicemente seduta su di lui a mettergli il mascara con dolcezza dicendogli: "Oh, che ragazzino sciocco, sempre ad andare in tondo."

"Oh, che ragazzina priva di senno, mai ferma in un posto speciale."

"Ehi, puoi buttare la mentina," lui chiese, raccogliendo quella che lei aveva sputato, "in questo mezzo bicchiere d’acqua e agitarla fino a quando l’acqua s’increspa senza versarne una goccia?" Il suo ginocchio separò il fumo della sigaretta che teneva in mano in cuori e ne mangiò alcuni mentre erano ancora freschi.

"Come sarà il mattino?" Lei chiese.

"Stavo per dire anguria fredda satura di vodka. Stavo per dire un moca ghiacciato. Stavo per dire alcune conchiglie di pasta, ma solo dopo che ho scoperto un po’ più di te."

"Cosa c’è da sapere?"

"Se ti sei mai lavata i capelli nel vino?" Lui disse strascicando le parole.

"Non ce la faccio ad usare la birra. So che funziona, ma poi puzzo come il Comet per giorni."

"Vino?" lui chiese.

"Vino."

"Retsina?" Lui implorò.

"Retsina?"

"Sì, Retsina che ammicca ancor più perfido di un vino scadente in una vettura ristorante."

"Come diventare vispi col whisky e gesticolare coi juleps?"

"Qualcosa di simile…"

"Ehi. Ehi, ehi, ehi. Cosa ti senti di fare?" Lei chiese.

"… ho voglia di andare a casa…"

Ambedue volsero lo sguardo altrove e lenti si baciarono per la buona notte. Il giorno che già da molto se n’era andato, morì, e loro lo seguirono. Estrelica e Vic erano stanchi e dormirono per apportarvi un rimedio, buttando giù la bottiglia nel mezzo della notte e la macchia che dilagò pulì via l’indirizzo di lei nel suo portamonete, e fuori, come un altro fazzoletto per il ginocchio, rombò ancora un AK-47 sfrecciando nelle stelle un ulteriore milione di bilione o due miglia mentre questi due si sparavano per la vena principale nella Via Lattea, proprio vicino al tatuaggio sulla spalla di Dio e di Sua Madre che Lui aveva visto una volta dare la vita al figlio di Lui, e lei non permise a nessuno di starle vicino né di tentare di portarLe via il figlio solo per giocare con chiunque a loro piacesse e per imparare ciò che volevano apprendere.

A vicenda si mostrarono sogni diversi e fin troppo presto il sole seccò aprendoli gli occhi di Vic. Durante la colazione giocarono a Sasso-Carta-Forbici. Vic la vinse sempre con Sasso, ma lei lo vinse sempre con Carta.

"Ehi, va’ da qualche parte… e dimmi ciò che hai visto" lei chiese dagli occhi di lui.

"Sì?"

"Sì, sicuro."

"Scrivi lettere? Scrivi lunghe lettere?" Lui le chiese dalla bocca.

"Sicuro che sì, se mai trovo il tempo."

Quanto tempo è passato da quando ho scritto quella lettera in bagno?, lei pensò, e a chi era indirizzata?

Vic tirò la mano fuori di tasca con il suo San Cristoforo aggrovigliato tra le dita. "Potresti averne bisogno," lui disse usandolo per adornarle il collo, e inginocchiandosi per prendere venti dollari dallo stivale. "Questo è per la birra, le sigarette, le candele e un francobollo."

"No, non lo è. E’ per i tamponi, un crema idratante e un pompelmo," lei disse prendendoli al volo e spiegandoli per il largo della bocca. "Ma, ehi, se tu dovessi morire… abbi la cortesia per lo meno di ritornare e di salutarmi."

"Promesso."

"Devo stare qui." Lei disse lentamente.

"Devo ritornare."

"Per ora."

"Sì, per ora."

 

Lo sapevi che Estrelica era affetta da dislessia? E che sempre la chiamavano stupida. Provavi a cantarle una canzone e lei invece voleva uscire a ballare invece e a sudare nelle braccia del primo vagabondo che la trovava bagnata fradicia.

Fu portata in questo mondo sapendo di aver messo la madre in prigione perché la madre sapeva che la figlia non avrebbe voluto essere portata in un posto in cui sei obbligato a venire al mondo.

Sapevi che Vic era mancino, e che da bambino provarono sempre a farlo diritto nello scritto?

"Lo sai, non mi hai mai udito quando ti ho chiamata."

Un piccolo pezzo di ossidiana passò dalle dita di lei a quelle di lui.

"Penso che forse non stavo all’ascolto del tuo richiamo."

I due avevano tratto vantaggio l’uno dell’altro, e un giorno si sarebbero riscattati a vicenda, sorridendo in tutti i ritratti di famiglia con le pistole l’una al gancio dell’altro, portando un martello perforatore al tramonto. Uno bruciando i propri l’altro no, ma le fiamme avrebbero comunque trovato la via per raggiungere l’altra parte comunque. Era una danza che terminava in un punto stagnante dato che ognuno seguiva la propria via. Nel lungo viaggio di ritorno al suo luogo, i pendolari scheggiavano nelle vie verso casa sulla superstrada sotto di lei e i fanali illuminavano tutt’intorno sopra il ponte, sorvolando il flusso e arroventando il catrame da ambedue i lati mentre Estrelica urlava via, volando a casa con Beatrice.

Vic pensava a come 69 centesimi di un dollaro fosse tutto quello che le autorità avevano bisogno perché le donne non sposassero gli uomini. "Lei pensa che me ne sono andato. Che mai ritornerò."

Estrelica pensò a come sempre si nascondeva dietro, e finiva per essere l’ultima dalla sua parte a restare lì in piedi quando la facevano giocare a soak-em alle elementari, e come lei riusciva a prenderli tutti uno per uno. "Lui pensa che me ne resti a far nulla." Andò a casa, fece una chiamata per ordinare una pizza gigantesca e telefonò a Deidre.

Vic ritornò a spalancare il mondo di nuovo facendo schioccare le dita, schioccare le dita, toccò il portamonete, gettò in aria un penny che diede Lincoln, si ripulì i piedi via dalla terra, pensò al lustrascarpe di cui aveva bisogno, si chiese se Estrelica avesse sempre eliminato il sovrappiù, e se la strada si sarebbe attorcigliata ancor più stretta da qualche altra parte.

Jimmy Crack Corn e non me ne importa...

Jimmy Crack Corn e non me ne importa...

Jimmy Crack Corn e non me ne importa...

 

Bournemouth-Londra

1989-1990